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La malattia mentale - no alle vie brevi |
da "L'Unità" del 3 maggio 2001
di Emilio Lupo (Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica)
Qualche giorno fa sull'Unità è stato scritto che gli "psichiatri
democratici" (le virgolette sono dell'articolista) continuerebbero
a tralasciare i problemi posti dalla stessa malattia dando la prevalenza
alla discussione ideologica. Mi interessa poco,o nulla, contestare tali
affermazioni che ci ricordano.soltanto,che c'è tanto ancora da lavorare
e pazientare. Quel che mi preme,invece, è provare a fornire una corretta
e puntuale informazione - attraverso atti e fatti - su "Psichiatria
democratica" (le virgolette sono sempre dell'articolista ) sulle sue
proposte e sulle pratiche che promuove e sostiene in tantissime parti del
nostro Paese. Andiamo per ordine: gli atti. Nella risoluzione finale del
nostro recente Congresso nazionale di Vico Equense si sono decise o ribadite
poche inequivocabili scelte: a) II superamento delle vecchie e nuove istituzioni
(Ospedali Psichiatrici Giudiziari -Servizi di Diagnosi e Cura - Case di
Riposo - Carceri - Istituti per Anziani e Minori etc),tenendo vivo ed attivo
il processo di deistituzionalizzazione; b)Il pieno riconoscimento e la valorizzazione,
nelle pratiche quotidiane.del protagonismo di utenti e dei loro familiari,
anche attraverso la costruzione di reti solidali; e) La lotta contro il
pregiudizio e lo stigma e la denuncia puntuale delle situazioni di indifferenza
e ingiustizia e di tutte le forme di discriminazione etnico-religiose. A
queste opzioni nette abbiamo affiancato un'analisi dello stato della psichiatria
che se da una parte ci vede impegnati e tesi verso la "dissoluzione
della psichiatria" (il virgolettato è nostro!!) promuovendo
pratiche per la Salute Mentale, dall'altro trova forti ostacoli ... in una
parte non marginale del mondo psichiatrico accademico e non, del riduzionismo
neo-biologista sostenuto da un "ingenuo" trionfalismo farmacologico.....
nel mentre si registrano attacchi al welfare quali espressione dei processi
di ristrutturazione dei modi di produzione globalizzata e di omologazione
culturale che creano sempre più isolamento e povertà... Ci
fa solo sorridere il rituale/periodico tentativo di presentare quanti si
richiamano a Franco Basaglia ed a P.D. come un manipolo di utopisti che
stentano a fare i conti con la dura realtà. La risposta, costruita
giorno dopo giorno tra difficoltà, avanzamenti ed arretramenti resta,
nei fatti, articolata,diversificata e complessa: Servizi aperti 365 giorni
all'anno, centinaia di residenze territoriali e centri diurni, migliaia
di cittadini-utenti inseriti nella cooperazione sociale e che hanno un reddito
autonomo,creazione di associazioni di mutuo-aiuto. Tutto ciò è
solo una parte di quanto contenuto nel processo di emancipazione che andiamo
sostenendo e sostanziando da anni. Di certo noi stiamo ben attenti e seguiamo
con attenzione gli sviluppi della scienza, promuovendo le interazioni e
le integrazioni utili ed opportune, ma siamo ben lungi dal subire il pericolosissimo
fascino della scorciatoie: della pillola della felicità, dell'affrontare
il problema al di fuori del genere umano, lì dove è sorto
e si è concretizzato. A chi tenta di semplificare la vita degli uomini
sofferenti (che è complessa come quella di tutti gli uomini), a quanti
ripropongono (dopo il fallimento del manicomio) il posto-letto quale risposta
alla malattia,come a coloro che in quanto tecnici promuovono la solita psichiatria
senz'anima e senza futuro che, come sempre, propone la strada più
facile ovvero rinchiudere, espellere, rispondiamo con l'anonima fatica quotidiana,
nelle città, nei paesi, nei condomini, nei vicoli in quei luoghi
del fare quotidiano che restano, nonostante tutto, ricchi di una umanità
che non cerca consenso ma ascolto, che non vuole fuggire i problemi ma chiede
di essere accolta, che si misura con determinazione ed umiltà con
i tanti "perché",con una solitudine fredda e matrigna.
E bene ha fatto il Presidente onorario di P.D. Prof. Agostino Pirella (perché
lo si è chiamato Franco, più volte nell'articolo del 25 u.s.?)
a denunciare, a chiare lettere, che camminano di pari passo la promozione
di nuovi psicofarmaci e la messa a punto di nuove teorie chimiche sulle
malattie mentali. Fuori dai denti e dall'ipocrisia di maniera, in questo
periodo - dove si punta alla omologazione di tutto, dove le differenze si
tendono a fare magicamente sparire in maniera strumentale, solamente per
narcotizzare i conflitti- noi diciamo con forza e nettezza di avere, rispetto
alla psichiatria ufficiale, un'altra idea - dell'uomo, della vita, delle
relazioni significative. Noi viviamo la contraddizione del nostro ruolo
e non ne facciamo mistero,anzi accettiamo ogni giorno la sfida della complessità.
Tutti i giorni ci sono operatori e persone che rincorrono teoria e pratica
tenendo al centro del loro quotidiano agire e pensare, i diritti di cittadinanza:
costoro si sporcano le mani, ascoltano, faticano, condividono, non hanno
il tempo di sentenziare e non credono alle facili soluzioni, al terrifico
gioco di causa/effetto, tantomeno ai miracoli chimici, ne si fanno blandire
dal potente di turno. La posizione di critica attiva assunta da P.D. alla
Conferenza Nazionale per la Salute Mentale dello scorso gennaio, fa da sé
giustizia della nostra coerenza, della giustezza e del respiro delle nostre
posizioni. Diciamolo a chiare lettere: il gioco è ormai logoro e
scoperto; chi ha interessi altri da quello della liberazione degli utenti
psichiatrici, della fatica quotidiana dei loro familiari e nega che la malattia
mentale è una questione sociale,finisce per riproporre contro Psichiatria
Democratica l'antico spartito degli ideologi, dei "comunisti"
(le virgolette sono di tanti....), della mancanza di "scientificità"
(le virgolette sono dei "tecnici" del momento). Ma Psichiatria
Democratica è di contro anche futuro, un futuro che è presente
in divenire che continua a tenere il volto, come sempre, di cose concrete
e di investimenti teorici che partono dal primato delle pratiche. Futuro
è, perciò: 1 ) Piena applicazione del Progetto Obiettivo tutela
della Salute Mentale declinato in tutte le realtà regionali,che attende
di essere prorogato al 2003; 2) Approvazione della legge che istituisce
la figura de l'Amministratore di sostegno, volto a ridurre le interdizioni
e le inabilitazioni ed a concretizzare una sempre maggiore autonomia del
cittadino con difficoltà; 3) chiusura degli Ospedali Psichiatrici
Giudiziari mediante lo sviluppo di una rete di accoglienza territoriale;
4) Destinare alla Salute Mentale, almeno il 5% del fondo Sanitario Nazionale,in
ciascuna Regione. Ma futuro per P.D. è anche liberarsi di una psichiatria
autoreferenziale e che rincorre sé stessa, nutrendosi di urgenze,
cronicità, di luoghi speciali per risposte speciali. P.D. è
anche la grande sfida che lanciamo per la costruzione di Città sociali.
Nella pratica P.D. - che si propone come soggetto collettivo capace di promuovere
occasioni di aggregazione a fronte di realtà che isolano - invita
ad opporsi, concretamente, ad una psichiatria di attesa, costruita su di
una cultura di tipo privatista schierandosi a difesa delle diversità,
come ha sostenuto a Vico Equense il suo Presidente Rocco Canosa. In concreto
le Città sociali sono il territorio di promozione- e sviluppo delle
pratiche di accoglienza e di integrazione dei cittadini, non la semplice
sommatoria dell'esistente. La risposta al disagio significa, pertanto, possibilità
di rinegoziazione di sensi, valori, norme, regole e significati da attribuire
al vivere comune.