DISAGIO PSICHICO E MALATI A RISCHIO Di ABBANDONO

L'INCREDIBILE STORIA Di ROBERTO

 

Questa lettera aperta è scritta con il cuore colmo di sofferenza, di indignazione ma anche di

speranza. L'abbiamo scritta dando voce al grido della mamma di Roberto, ma anche a tutti i

familiari che sanno cosa significa avere un figlio che sta male, che è in crisi, che viene chiamato

"malato di mente".

Già lo scorso luglio la mamma di Roberto aveva scritto al Servizio psichiatrico Sesto San Giovanni

una lettera accorata: "non lasciate solo mio figlio, non ce la faccio più. Se non curato e

custodito. In alcuni momenti può compiere azioni distruttive. Avere un figlio con problemi di

disagio mentale non è, e non deve essere una colpa da espiare, ma anzi una ragione in più per

essere capita, compresa e aiutato".

Una richiesta di aiuto alla quale il Servizio non ha dato risposta se non con i tempi lunghi di chi non

so cosa fare, o di chi, astenendosi dalle dovute iniziative, aspetta che succeda qualcosa che autorizzi

a dimenticarsi il caso.

Così è stato. Mentre avevamo deciso di riprendere lo protesta con la mamma, affinché suo figlio

non fosse lasciato solo, Roberto ha compiuto azioni distruttive, ha fatto paura, ma solo perché era

lui ad averne tanta. Chi lo conosco sa della sua dolcezza, come della sua rabbia e violenza quando

perde il controllo. In una notte terribile (tra l'11 e il 12 marzo 01) Roberto non spara, si dice che

abbia minacciato. Di certo rovina molte cose.

E' crivellato di colpi dalle forze dell'ordine, non ci si è solo difesi quella sera, si è corso il

rischio di uccidere un malato in crisi acuta e perciò incapace di intendere e volere.

Roberto si salva, ma ha una gamba maciullata e numerose ferite in tutto il corpo. E' fuori pericolo

dopo che i medici di Niguarda sono intervenuti chirurgicamente, bene e con celerità. Immobile a

letto, Roberto comincia a capire cosa è successo.

Gli diciamo subito, con la madre affranto, di non preoccuparsi: "adesso devi cercare di farti curare,

alla vicenda giudiziaria pensiamo noi, cercheremo una comunità...". l'avvocato, già contattato in

precedenza per ottenere che Roberto fosse curato, accetta l'incarico di difenderlo.

A questo punto ad abbandono si aggiunge altro abbandono. la gravità delle condizioni di salute

richiede lunghi tempi di cura. Il reparto di ortopedia chiede consulenza a chi dovrebbe avere In

carico Roberto, ma Il Servizio psichiatrico di Sesto San Giovanni, ed In particolare li Servizio di

Diagnosi e Cura, lo abbandona: non lo vuole, quasi che non avesse una qualche responsabilità.

Anzi, dichiara che Roberto è ingestibile, che il suo destino deve essere l'Ospedale psichiatrico

giudiziario, anche se gli servono ancora cure mediche e riabilitative, e soprattutto persone che gli

stiano vicine. Per il Servizio e per le Autorità Roberto non è un malato da curare ma viene

considerato pericoloso, anche se immobilizzato su un letto da terapia intensiva. Eppure chiede solo

di parlare e di telefonare, mentre ricostruisce fantasie e deliri.

Così, non solo chi dovrebbe curarlo, ma anche coloro che dovrebbero occuparsi della sua salute

mentale, ancora una volta delegano ad altri il proprio compito, demandandolo, in questa occasione,

all'ospedale psichiatrico giudiziario.

Appena conclusi gli interventi primari Roberto viene portato via in autolettiga dall'Ospedale

Niguarda senza che neppure la madre lo sappia e senza poterlo salutare. E' trasportato all'Ospedale

Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. La struttura non è attrezzata per curarlo, il

Direttore e gli operatori, che dimostrano grande attenzione al caso, lo dichiarano subito. Il rischio è

di compromettere gravemente la guarigione della gamba e di perderne completamente l'uso.

Insomma Roberto viene trattato come un pacco postale ingombrante e non come un comune

cittadino che ha bisogno, ma soprattutto diritto ad essere assistito.

Anche a chi è condannato rimane il diritto alla cura. Ma per questo il reparto ospedaliero avrebbe

avuto bisogno della collaborazione di chi invece non voleva più Roberto come un proprio paziente.

Noi abbiamo deciso di non tacere, per Roberto ma anche per i tanti. dimenticati e abbandonati, e per

i loro familiari. A che serve parlare di chiusura degli ex-manicomi se poi i malati più problematici

vengono spediti lontano e isolati in un ospedale psichiatrico giudiziario? Roberto deve tornare ed

essere curato in un ospedale vicino a sua madre, fino a riabilitazione completata. Si faccia poi l'iter

giudiziario, e solo in quella sede è giusto che si approfondisca bene cosa è avvenuto quella notte e

soprattutto si ascolti la denuncia della madre.

Sappiamo che è difficile camminare con Roberto, ma siamo anche coscienti che sarà una strada

ricca di esperienze positive come avvenuto anche in passato. La sua storia ci riguarda ancora e pone

anche una domanda a chi dovrebbe occuparsi della salute mentale di chi abita a Sesto San Giovanni:

perché l'avete abbandonato e avete accettato che in quelle condizioni fosse portato a

Montelupo Fiorentino? Vi chiediamo di riconsiderare la vostra scelta.

Da oggi noi inizieremo una protesta inviando questa lettera a tutti: le Istituzioni della nostra

Regione, il Governo. E vorremmo che fosse divulgata all'opinione pubblica.

Se non ci saranno risposte a breve, intensificheremo, con tutti coloro che vogliono condividere

questa speranza, le iniziative di protesta in una catena di solidarietà fino a quando Roberto possa

ritornare ad essere curato adeguatamente e non gli venga a mancare la vicinanza di chi continua a

volergli bene e non lo dimentica. E con lui non dimentica i tanti che subiscono, a partire dai

familiari dei sofferenti psichici.

Non vogliamo solo alzare il dito per condannare qualcuno, ma ci interroghiamo. Questa storia fa

anche emergere i nostri limiti, le nostre debolezze, le nostre assenze. Forse la società avrebbe potuto

fare qualcosa in più. Proprio per questo non possiamo scoraggiarci. lo ribadiamo: Roberto

deve ritornare tra noi, la nostra voce si alza perché vorremmo restituire a tutti la

consapevolezza che Roberto non è un "mostro", ma è una persona a cui vogliamo bene, così

come alla sua famiglia.

Perciò stiamo preparando un dossier sulla sua vicenda, su quella di tanti altri che si trovano nella

stessa situazione, per avviare un dibattito ampio che individui soluzioni e percorsi adeguati ad

affrontare i tanti problemi dei sofferente psichici e delle loro famiglie. Un confronto che posso

contribuire a superare l'abbandono, l'esclusione sociale, la reclusione e privazione dei minimi diritti

umani, che ponga al centro, con forza, il diritto alla salute e alla presa in carico reale del sofferente

psichico

 

20 aprile 2001

Segreteria Psichiatria Caritas Ambrosiana

Associazione "gruppo parpagliola"

Cooperativa Lotta Contro L'Emarginazione

Campagna per la Salute Mentale

ABBIAMO COSTITUITO UN FONDO Di SOLIDARIETA' PER SOSTENERE LE SPESE

PROCESSUALE DI ROBERTO E DELLA SUA FAMIGLIA

per chi volesse contribuire è possibile effettuare un versamento presso:

BANCA CREDITO COOPERATIVO di SESTO S. GIOVANNI - VIA CESARE DA SESTO, 41 ­

c/c 12368/49- abi 8865/8 - cab. 20700/1

   

 

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