Brescia: inaugurato il primo Congresso nazionale della Società di Psicogeriatria

da IL GIORNALE DI BRESCIA del 27 aprile 2001

Curare l'uomo, non solo il male

Per il medico la tecnica è importante, ma la persona viene prima   

Bisogna indagare i luoghi della sofferenza, della malattia e del dolore prima di iniziare a percorrere un itinerario non facile, quello che ritiene che l'agire medico possa ottenere risultati se il riferimento continuo è quello della sofferenza di chi deve essere curato. "È aristocratico colui che, nella medicina, dedica il suo tempo non solo alla terapia, ma alla cura del singolo", ha detto Marco Trabucchi, presidente dell'Associazione italiana di Psicogeriatria (Aip), intervenendo nella serata inaugurale del 1° Congresso nazionale dell'Aip ieri sera, nel salone Vanvitelliano di palazzo Loggia. Inaugurazione presieduta dal presidente della Società italiana di gerontologia e Geriatria, Umberto Senin e dal presidente eletto della Società italiana di Psichiatria, Carmine Munizza. Dopo i saluti dell'assessore Giovanna Giordani e del preside della facoltà di Medicina, Luigi Caimi, l'intervento di Marco Trabucchi e la lettura magistrale di Luciano Eusebi. Ed è un'aristocrazia - quella di cui ha parlato Trabucchi - alla quale molti dovrebbero ambire se il dato di questi giorni fa rilevare come sia in preoccupante aumento il numero di suicidi delle persone anziane. La depressione, negli anziani, è tre volte più frequente che nel resto della popolazione. Del male oscuro, infatti, è colpito l'8% degli italiani; la percentuale sale a 30 tra chi ha superato i 65 anni. Condizioni di vita sfavorevoli, la presenza contemporanea di più malattie e la disabilità sono alcune tra le cause del disagio di vivere. Perchè? Forse che i luoghi della sofferenza - ospedali, case di riposo, famiglia, città e società in senso generale -, quelli della malattia - spesso cronica, infinita, insostenibile - e quelli del dolore non siano altro se non forieri di profonda e inguaribile solitudine? "Nel tempo dell'autoreferenzialità, ed è il tempo in cui viviamo, l'associazione di psicogeriatria ha scelto di avere la referenzialità della sofferenza - ha aggiunto Trabucchi -. E nel tempo della frantumazione del valori, noi ne proponiamo la ricomposizione attraverso un modello che abbia senso e significato solo in virtù della consapevolezza che, al centro del nostro agire, deve esserci la sofferenza degli anziani". Tre sono le caratteristiche dell'agire psicogeriatrico delineate durante l'incontro di ieri sera. Innanzitutto, tener conto dei risultati quando si cura o si assiste una persona anziana. "In un'epoca in cui le risorse per la sanità sono ridotte, non è possibile agire senza misurare i risultati ottenuti, anche se dovessero essere solo obiettivi di tipo palliativo", ha sottolineato Trabucchi. Poi, il rispetto totale del paziente: solo il meticoloso e attento ascolto dei passaggi storici del racconto della vita dell'anziano, è possibile, per chi si occupa di lui, raggiungere obiettivi concreti. E l'attenzione della storia personale nel suo complesso consente al medico e all'operatore di dare una risposta non distratta alle domande che vengono poste da chi soffre. Infine, altra caratteristica è quella di porre attenzione alle aree di confine. Una distinzione non facile, quella tra fase acuta e fase cronica, tra corpo e mente, tra paziente e famiglia. La riflessione del prof. Eusebi, estrapolata dalla sua lettura magistrale, ben riflette le difficoltà dell'agire: "Il problema oggi non è la dichiarazione dei diritti dell'uomo, ma il contesto in cui questi sono fatti valere: finchè affermiamo i diritti dell'uomo, ma non siamo in grado di dare una vera risposta sociale per favorirne l'applicazione, siamo sterili". Il congresso nazionale, per la parte strettamente scientifica, continua i suoi lavori oggi e domani a Gardone Riviera. Anna Della Moretta

 

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