Breno: un centro sperimentale d'accoglienza per gli emarginati

da BRESCIAOGGI del 12 aprile 2001 di G. Paolo Laffranchi

 

Don Giovanni Isonni è da anni impegnato contro il disagio giovanile

&laqno;La mia sfida in Valcamonica»

A Breno lo conoscono tutti. Sapete dove si può trovare don Giovanni Isonni? In negozio e in piazza la risposta è sempre la stessa: &laqno;Don Johnny? Chi lo sa: è sempre in movimento. Quello è uno tosto: sorride sorride, ma ha una forza di volontà da smuovere le montagne».

Johnny ha passato i quaranta, ma sembra ancora un ragazzo. Ti stringe la mano e ti guida fino all'oratorio. L'auto s'arrampica verso via Molini, mentre ai bordi della strada tutti lo salutano con calore. &laqno;In valle il prete è ovunque un punto di riferimento - si schermisce don Isonni -. Qui il senso di appartenenza fa ancora comunità. Una bella responsabilità, per un uomo di chiesa».

Don Isonni l'affronta a modo suo. Non si ferma mai. In pochi anni ha creato dal nulla una macchina da guerra contro il disagio. Un osservatorio di miserie nuove e antiche, per aiutare chi soffre capendo di cosa ha bisogno. Soccorrere i disadattati, i malati di mente. E i bambini maltrattati.

&laqno;Con l'aiuto del Telefono Azzurro, a Breno e prima ancora a Borno ho cercato di far emergere il problema dei maltrattamenti. Uno pensa alle grandi città, ma la piaga c'è anche in valle ed è difficile da guarire, anche perché qui nessuno parla di certe cose volentieri e i numeri restano sommersi. Io m'impegno insieme all'associazione dei genitori di Breno, sensibilizzando e informando ragazzi e adulti. Una missione che affronto con la convinzione della bellezza della mia scelta».

Dalla missione all'oratorio

Don Johnny è camuno di nascita. &laqno;I miei genitori, mamma Maria di Borno e papà Alessandro di Cortenedolo, lavoravano in Svizzera. Erano emigranti negli anni '50. Sono tornati in Valle per farmi vedere la luce a Borno. Sono un figlio dell'immigrazione». Tredici settembre 1959. &laqno;Padre carpentiere edile, madre casalinga dopo il mio arrivo. Sono cresciuto a Cortenedolo. In seminario sono arrivato in prima media». Tredici settembre 1970. &laqno;Ho sempre voluto diventare prete. Sognavo di andare in missione. Lo volevo con tutto me stesso. Così sono andato in Sudamerica a vent'anni, dopo la maturità». Già missionario, non ancora prete.

&laqno;In Brasile mi aspettava don Enzo Rinaldini - ricorda don Isonni -. Era la prima volta che andavo via da casa. Così lontano, a soli vent'anni, in compagnia di altri due giovani seminaristi. È stata un'esperienza forte. Catechesi, battesimi, celebrazioni ma non solo. Facevamo gli agricoltori, aiutando le famiglie povere con cibo e medicinali. Un anno in Brasile ha rafforzato i miei propositi».

Diventa prete il 9 giugno 1984. &laqno;A sorpresa sono stato spedito a Borno. A sorpresa, perché ci sono nato... Un regalo della Provvidenza». Anche per i concittadini. In poco tempo il giovane don fa la rivoluzione. Non c'è l'oratorio? Eccolo creato dal nulla. &laqno;Il merito non è mio: l'abbiamo costruito insieme, io e i genitori, gli educatori e gli animatori, partendo da zero. La solidarietà che ci ha unito era qualcosa di grande».

Nell'88 l'oratorio Arcobaleno è realtà. I giovanissimi si riavvicinano alla chiesa: la missione è compiuta. &laqno;Nel '91 il vescovo mi ha chiamato e mi ha detto: vai a Breno». Qui l'oratorio c'è: bisogna ristrutturarlo. Detto, fatto. Il 14 febbraio 1992 l'inaugurazione: la sede degli scout, i giochi, saloni e salette. Non manca niente. Un piano era inagibile: ora c'è la ludoteca. Un altro era riservato al curato predecessore: don Isonni si è fatto stretto, ricavandosi un appartamentino. Un piccolo spazio per lui, che pure non vive da solo.

&laqno;Io, prete e papà»

&laqno;Io sono un prete papà: con me c'è sempre mio figlio». Johnny sorride, mentre Andrea entra nello studio con il vassoio del caffè. &laqno;Era orfano, non aveva nessuno. Il pretore di Breno me l'ha affidato nel 1987. Ho fatto il possibile per farlo sentire amato. Prima di trasferirci da Borno, l'ho sentito parlare con gli altri ragazzi: "il vescovo ci manda a Breno", diceva. Si sentiva parte di una famiglia. Mi ha fatto felice».

Ora Andrea ha 27 anni e segue don Isonni passo passo in tutte le sue fatiche. &laqno;Nel '92 abbiamo creato il centro di aggregazione giovanile: è il primo di tutta la Valcamonica - sottolinea con orgoglio il curato -. Garantiamo ai bambini il gioco, lo sport, la mensa e la merenda. Le attività si fanno al pomeriggio d'inverno e al mattino d'estate, per dare spazio al grest. Io stesso passo a prendere i bambini a casa».

Casa Giona e Padre Yermo

Il progetto di un centro di accoglienza è nato dal Consiglio pastorale. Casa Giona, centro sperimentale di pronta accoglienza per l'emarginazione estrema. Finanziato dalla Regione, realizzato dalla Parrocchia in via Brodolini, ai piedi della collina di San Valentino, ha aperto i battenti il 21 gennaio '99. Dieci posti, ospitalità fino a 60 giorni.

&laqno;Facciamo carità intelligente: dallo straniero senza casa a chi esce dall'ospedale e non ha nessuno ad aspettarlo, alla ragazza madre che scappa con il suo bambino. Finora abbiamo avuto 210 ospiti: 74 solo l'anno scorso, 29 italiani, gli altri marocchini, albanesi, afghani». A Casa Giona si beve solo acqua. &laqno;La piaga dell'etilismo - spiega don Isonni - in valle è più dolorosa di quella della droga, che da quando le pasticche si sono sostituite alle siringhe è più difficile da sentire e curare. Ma per gli alcolisti possiamo fare qualcosa». Come per i malati psichici.

&laqno;Le malattie mentali in terra camuna sono viste ancora con sospetto, come se non si trattasse di vere patologie. I 4 dipendenti della Parrocchia e i 30 volontari che si alternano hanno seguito corsi di formazione specialistici per trattare con i malati di schizofrenia. In oltre due anni abbiamo tenuto chiuso tre ore: siamo a disposizione di tutti giorno e notte. Con i finanziamenti della legge Turco abbiamo attivato anche "I care", un centro telefonico e telematico per aiutare i giovani in difficoltà. Il sito è http//www.icareonline.org ».

A Breno c'è anche casa Padre Yermo. &laqno;È un centro di pronto intervento che serve da comunità alloggio per i minori. Molti di loro sono andati via di casa per maltrattamenti. Siamo in contatto costante con il Telefono Azzurro: il nostro lavoro è accudirli, salvandoli da situazioni estremamente difficili. C'è omertà: prima di denunciare occorre informare, aiutare. Per questo abbiamo vari progetti: corsi per formare giovani baby-sitter; un ludobus, in pratica una sala giochi viaggiante; un grest estivo per bimbi fino ai 6 anni. Cerco proposte efficaci per giovani e giovanissimi: so bene che soprattutto gli adolescenti sono difficili da coinvolgere. Ma farò di tutto per risvegliarli dal torpore». A costo di smuovere le montagne...

   

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