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SANITÀ: MALATTIA MENTALE IN 1 FAMIGLIA SU 10,CAMBIARE LEGGE |
(ANSA) - ROMA, 3 APR - tramite Consulta Nazionale per la Salute Mentale
Malattia mentale. Un macigno che pesa su una famiglia su dieci che, il più delle volte, è sola a combattere contro la patologia di un proprio caro. E proprio da centinaia di queste famiglie, riunite oggi a Roma, giungono due richieste: modificare la legge 180, prevedendo la cura anche per i malati non consenzienti, e luoghi terapeutici appropriati.
Occasione per fare il punto è stato il convegno 'L'esperienza, la denuncia, la propostà, organizzato per celebrare il ventennale dell'Associazione riforma assistenza psichiatrica (Arap). Innanzitutto i numeri: i malati mentali gravi in Italia, hanno sottolineato gli operatori, dagli schizofrenici agli autistici, sono da 600 mila a un milione. Secondo l'Oms, il 15% delle intere popolazioni è affetta da patologie mentali. Solo in Italia, si può calcolare che circa 1 famiglia su 10 abbia quindi a che fare direttamente con queste patologie. Per malati, e famiglie, la vita è tutt'altro che semplice. Spesso mancano strutture e luoghi di cura, ma ancora più spesso manca la stessa possibilità di curare, poiché il malato mentale raramente è in grado di esprimere il proprio consenso per un trattamento terapeutico, come prevede la legge (tra gli schizofrenici, stima l'Oms, la percentuale dei non consenzienti è del 97%).
Da qui l'appello della presidente dell'Arap Maria Luisa Zardini: la legge 180, così com'é formulata, non consente la cura dei malati gravi, una sua riforma è dunque "necessaria e improrogabile". Secondo Zardini, "non si può lasciare il malato che non riconosce la propria malattia libero di curarsi o no. Questo lo porta solo verso la cronicità della patologia. Ecco la principale lacuna di questa legge. Non consentire a un malato di mente non collaborativo di essere curato condannandolo all'emarginazione - ha aggiunto - ha anche costi sociali altissimi". Un primo passo, ha rilevato la presidente Arap, è rappresentato dalla proposta di modifica della legge 180 dell'on. Maria Burani Procaccini (FI), mai arrivata però al dibattito parlamentare. Cosa prevede?
"Il punto fondante della pdl - ha spiegato la stessa Procaccini, intervenuta al convegno - è proprio l' obbligatorietà del ricovero, naturalmente attraverso l'azione di una commissione scientifica della quale dovrebbero far parte anche i parenti del malato. Secondo punto è che il ricovero deve essere fatto in strutture adatte; non i vecchi manicomi, ma una sorta di case-famiglia che prevedano anche accoglienza diurna e infrastrutture di sostegno". Procaccini boccia inoltre senza appello i centri di igiene mentale: "Sono spesso abominevoli e normalmente sistemati in strutture obsolete se non, spesso, nei sottoscala degli ospedali. Non sono pensati, insomma, come centri positivi per la salute del malato mentale e per la serenità delle famiglie dei malati". La proposta di legge era ferma alla Commissione Affari sociali della Camera: "Sarà senz'altro la prima cosa che ripresenterò nella prossima legislatura - ha assicurato la parlamentare - se sarò rieletta".
È convinto della necessità dell'obbligatorietà della cura anche Tonino Cantelmi, docente di psicopatologia all'Università Gregoriana di Roma: "Per restituire la dignità ai malati - ha affermato - è necessario curarli, ma è utopistico pensare che siano disponibili a curarsi volontariamente: il 90% degli schizofrenici, ad esempio, non riconosce la propria malattia. Quindi bisogna introdurre dei gradi di obbligatorietà, sia pure con prudenza. Bisogna insomma - ha concluso - cambiare la legge in senso migliorativo". (ANSA).