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Napoli. L'ospedale psichiatrico "Bianchi" ceduto all'ateneo. Protestano le associazioni |
dal Manifesto del 2 marzo 2001
Un regalo pazzesco
Un problema su cui si stanno misurando, non senza problemi e dissidi, tutti gli ex ospedali psichiatrici d'Italia, e cioè cosa farne delle strutture degli ex manicomi, a Napoli l'hanno risolta in quattro. Il presidente della regione Campania, Antonio Bassolino, il sindaco di Napoli, Riccardo Marone, il rettore della seconda università di Napoli, Antonio Grella, e il direttore generale della Asl Na1, Angelo Montemarano, hanno trovato una sbrigativa soluzione: regalare l'ex ospedale psichiatrico Bianchi all'università. Prima ancora che l'ultimo ex degente sia riuscito a uscire dal manicomio napoletano, infatti, è stata presa la decisione su come "riconvertirlo". Si tratta di un accordo di programma che prevede la concessione gratuita dell'ex ospedale psichiatrico al secondo ateneo e al comune di Napoli, in cambio di una decina di strutture da utilizzare per l'assistenza psichiatrica. Uno scambio, dunque, che si rivela un regalo se si vanno a vedere le strutture date in cambio del grande complesso manicomiale. E a rimetterci è la salute mentale, dal momento che l'articolo 98 della legge 724 del 1994 recita: "I beni mobili e immobili degli ex ospedali psichiatrici (...) sono destinati alla produzione di reddito attraverso la vendita anche parziale degli stessi. I redditi prodotti sono utilizzati prioritariamente per la realizzazione di strutture territoriali, in particolare residenziali (...)". Più che un accordo, quello siglato sembra un trabocchetto o, come scrive il Coordinamento regionale di associazioni per la salute mentale, un "baratto inaccettabile" che aggrava le già pesanti condizioni degli ex degenti, spesso "deportati" in luoghi casuali se non addirittura invivibili. "Oggi il destino dei malati mentali - scrive il Coordinamento - in particolare di quelli gravi, è troppe volte già segnato: rinchiusi in strutture abusive, nei manicomi giudiziari dove continuano ad essere internati anche dopo aver scontato le cosiddette misure minime di sicurezza, o a carico di familiari spesso anziani o malati". Un esempio: Villa San Vincenzo, una struttura geriatrica abusiva a Lettere posta sotto sequestro della procura della repubblica nel '99 e dissequestrata nel 2000, e dove ancora oggi sono ricoverati (detenuti) molti malati mentali.
Anna Pizzo