Brescia: Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli 17.033 giornate di degenza nel 2000

dal GIORNALE DI BRESCIA del 18 febbraio 2001

Il direttore sanitario dell'Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli e i problemi della salute mentale Il destino della cronicità

Pioli: "Il rischio è che le strutture residenziali diventino dei parcheggi"

Sono entrati in 255. Sono usciti in 207. Freddi numeri, dietro ai quali si nascondono drammi personali e famigliari difficilmente raccontabili. Eppure, nel dramma, la speranza della doppia porta: quella dell'ingresso e quella dell'uscita. In 255 sono le persone che lo scorso anno sono state curate nelle strutture psichiatriche presenti all'Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli e che, concretamente, si traducono nell'Irccs psichiatria (l'unico istituto di ricovero e cura a carattere scientifico a livello nazionale che si occupa di patologie psichiatriche), in tre comunità protette (per un totale di dieci appartamenti) e in un Centro diurno. Un numero quasi analogo di persone è stata dimessa, a dimostrazione della grande mobilità delle strutture pensate e create negli anni in alternativa all'ospedale psichiatrico. Comunità che hanno come finalità la riabilitazione psichiatrica e nelle quali - le giornate di degenza complessive nel 2000 sono state 17.033 - i pazienti vengono aiutati a recuperare ritmi di vita non patologici. Le comunità protette dei Fatebenefratelli - insieme alle molte altre esistenti sul territorio provinciale e regionale -, rappresentano una sufficiente risposta ai problemi che la malattia mentale crea sia ai sofferenti sia alle loro famiglia. "Il vero problema, ora che gli ospedali psichiatrici sono definitivamente chiusi, è quello della cronicità - spiega Rosaria Pioli, psichiatra e direttore sanitario all'Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli -. Un timore che è stato espresso dalle molte voci intervenute alla Conferenza nazionale sulla salute mentale e che si traduce, concretamente, nella forte preoccupazione che le strutture residenziali che abbiamo creato negli anni, non senza fatica, diventino in realtà luoghi di parcheggio per pazienti che non si sa dove indirizzare". Per cercare di rifocalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica sui temi della salute mentale in generale e sulla difficoltà nel trovare luoghi di cura per pazienti molto gravi, l'Istituto Sacro Cuore sta effettuando uno studio finanziato dal progetto nazionale di salute mentale e che verrà presentato al congresso di Bologna alla fine di marzo. Oltre all'Irccs di Brescia, sono coinvolte realtà di Bologna, Mantova, Bolzano, Cremona e Monza: insieme, analizzando i dati epidemiologici generali della popolazione sofferente di disturbi psichiatrici e i dati individuali di ciascun paziente, si cercherà di individuare un percorso che possa essere applicato a livello nazionale. Un percorso che possa rispondere alla domanda, sollevata da più parti e in particolare dai famigliari dei malati: "Che cosa si può fare e che cosa succede ai pazienti se non guariscono?". "Una domanda, quest'ultima - continua la dott. Pioli -, alla quale ne fa seguito subito un'altra, strettamente collegata, e che richiede una risposta al vero problema che dobbiamo quotidianamente affrontare: in che modo affrontare la cronicità? In che modo evitare che le strutture residenziali che sono state istituite dalla legge e create sul territorio, ripetano in piccolo lo schema dell'ospedale psichiatrico?". Dunque, tutto quello che è stato fatto dopo l'approvazione della legge 180, avvenuta oltre ventidue anni fa, rischia di vanificarsi se non esiste un impegno - soprattutto di tipo economico - per far sì che possano continuare a svolgere la loro funzione senza assumere ruoli differenti da quelli per i quali sono state create. Da una ricerca condotta a livello nazionale sulle strutture residenziali psichiatriche, commissionata dall'Istituto superiore di sanità, è emerso che il "turnover" degli ospiti è molto basso: "un dato che fa ritenere che i Dipartimenti di salute mentale si trovino di fronte alla crescente necessità di collocare in strutture residenziali, alternative alle vecchie istituzioni asilari, i pazienti con più marcati livelli di gravità clinica e disabilità e che presentano una minore risposta agli interventi terapeutico-riabilitativi". I dati sui ricoverati nelle strutture di riabilitazione psichiatrica del Fatebenefratelli dimostrano che esiste, di fatto, un continuo "turnover". Ma non riproporre modelli di assistenza sanitaria propri del manicomio richiede investimenti concreti, in termini finanziari e di competenze. a. d. m.

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