Stefano, in ospedale da 1000 giorni

dal GIORNALE DI BRESCIA del 17 febbraio 2001

Un trentatreenne è ricoverato in Psichiatria a Salò perchè non c'è struttura che può riceverlo

Sta in un reparto per acuti, ma avrebbe solo bisogno di un supporto

SALO' - Doveva rimanere ricoverato in una struttura per malati in fase acuta per dieci, quindici giorni. É invece ricoverato in ospedale a Salò, nel reparto di psichiatria, da oltre tre anni. É questa la curiosa storia di Stefano (il nome è ovviamente di fantasia) ha 33 anni ed è di Villanuova sul Clisi. Per lui nessuno - fino a questo momento - è stato in grado di trovare una soluzione diversa, più adatta alla sua condizione. Così da oltre mille giorni - esattamente dal 7 gennaio del 1998 - Stefano è contenuto nel suo letto all'interno di un reparto che si dovrebbe occupare soltanto di pazienti in 'fase acuta' e in cui la permanenza media varia dai 7 ai 15 giorni. La sua degenza costa circa mezzo milione al giorno e se fino ad oggi Stefano non è finito in mezzo a una strada si deve soprattutto ai responsabili del reparto, dell'Azienda sanitaria locale, dell'azienda ospedaliera di Desenzano del Garda che continuano a farsi carico della situazione, del personale medico, degli infermieri della psichiatria di Salò che non hanno mai smesso di seguirlo, di stargli vicino. Ma quello non è il suo posto. La vita di Stefano è stata sempre un rosario di sofferenza, di amarezza, di solitudine. Alle spalle una famiglia che i Servizi sociali del comune di Villanuova sul Clisi definiscono 'con gravi problemi' che non può fare nulla per lui. Per i medici lui è 'oligofrenico' e per questo è rimasto per quindici anni all'Anffas Tovini di Brescia. Una nicchia, una comunità che dopo anni di disagio in casa, gli ha regalato affetto e sicurezza. Stefano è un ragazzo tranquillo, con qualche piccolo scatto d'ira ogni tanto, ma perfettamente controllabile. Nell'istituto di Brescia è mansueto, ben seguìto. Si comporta in maniera 'normale', in linea con il tipo di handicap di cui è portatore. Poi improvvisamente quanto inspiegabilmente, dentro di lui succede qualcosa. Diventa aggressivo, intrattabile, violento. Regredisce, assume atteggiamenti infantili, non è più in grado di controllarsi, comincia a diventare pericoloso per se stesso e gli altri. Diviene in una parola 'ingestibile', termine che gli esperti utilizzano per dire che non è più compatibile con il genere di comunità e di istituto nel quale è inserito. E' la metà del 1997. A questo punto entra in gioco il comune di Villanuova sul Clisi, suo paese di provenienza. I servizi sociali prendono in mano la situazione. Cercano febbrilmente una soluzione. La famiglia di Stefano non può farsi carico del problema. Entra in gioco il Cps, il centro psico-sociale di Salò, l'Anfass di Maderno, il reparto psichiatrico dell'ospedale di Salò. Ma la soluzione a distanza di tre anni non è ancora stata trovata. Possibile che non esista per Stefano una struttura protetta che sia in grado di offrirgli ciò di cui ha davvero bisogno? Certo, non di un letto in un reparto per acuti. Ha necessità - dice chi gli sta vicino - di un programma di reinserimento specifico, costruito su misura. Dopo tante riunioni, visite, tante parole, per Stefano è adesso davvero giunto il momento dei fatti. Paola Pasini

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