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L'interruttore del panico |
Link all'articolo originale pubblicato su Archives of general psychiatry
dal Giornale di Brescia del 16 febbraio 2001
Importante risultato di un gruppo di ricerca del San Raffaele di Milano
Scoperto interruttore del panico
Attivato da disagi psicologici, fa scattare gli attacchi d'ansia
ROMA - C'è un interruttore biologico che, attivato dai disagi psicologici, fa scattare gli attacchi di panico. La scoperta permette per la prima volta di stabilire un filo diretto tra esperienze psicologiche ed effetti biologici. Lo studio è stato pubblicato ieri sulla rivista "Archives of general psychiatry" ed è stato condotto nell'università Vita e salute del San Raffaele di Milano dal gruppo di psicologi coordinati da Marco Battaglia, in collaborazione con gli psichiatri coordinati da Enrico Smeraldi. "Psicologia e biologia sono intimamente connesse - ha osservato Battaglia - e stiamo lavorando intensamente per comprendere in che modo le esperienze psicologiche individuali hanno ricadute a livello biologico". Studiando modelli animali, si sta cercando di capire come un attacco di ansia o lo stress possono provocare cascate di eventi che portano al riarrangiamento, nel cervello, dei recettori ai quali si legano i messaggeri biochimici importanti, come la serotonina e la noradrenalina. Osservando ciò che accade "dietro le quinte" degli attacchi di panico, gli psicologi hanno scoperto che gioca un ruolo molto importante anche un terzo neurotrasmettitore, l'acetilcolina, finora considerato un bersaglio importante nella cura di alcune malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson. Il gruppo ha scoperto infatti che, bloccando i recettori dell'acetilcolina, si riesce a ottenere un'immunizzazione temporanea al senso di soffocamento che accompagna gli attacchi di panico. "Per il momento non ci sono applicazioni terapeutiche - ha detto Battaglia - perchè i farmaci che agiscono sui recettori dell'acetilcolina disponibili possono avere effetti collaterali negativi. Occorre mettere a punto farmaci diretti contro lo stesso obiettivo, ma privi di effetti negativi". I ricercatori sono partiti dall'ipotesi secondo cui la reazione eccessiva all'anidride carbonica nelle persone ansiose è causata da una mancata regolazione delle normali reazioni agli stimoli di soffocamento. Queste sono a loro volta controllate da alcune popolazione di neuroni che si trovano alla base del cervello, nel midollo allungato, e che sono ricche di recettori dell'acetilcolina. I ricercatori hanno scoperto così che somministrando molecole usate nella cura del morbo di Parkinson si possono bloccare questi recettori, eliminando così temporaneamente l'aumentata sensibilità all'anidride carbonica nelle persone con attacchi di panico. La "fame d'aria" che si scatena con ansia e attacchi di panico potrebbe essere quindi regolata dagli stessi meccanismi neurochimici che permettono di reagire agli stimoli di soffocamento.