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Il costo sociale del trattamento dell'ansia, un disturbo che in Italia interessa più del 20% della popolazione |
dal GIORNALE DI BRESCIA del 5 febbraio 2001
Nel tunnel dell'eterna preoccupazione
Sono sempre più ansiosi gli italiani. Secondo gli esperti il 20-25% della popolazione è nel tunnel dell'eterna preoccupazione, dell'ansia no stop e a soffrire del disturbo sono soprattutto le donne. Il costo del trattamento dell'ansia e della depressione è però di gran lunga inferiore ai costi indiretti che queste patologie comportano al sistema sanitario e alla società. Ne consegue che trattare correttamente i disturbi dell'umore costituisce in realtà un'importante voce di risparmio per la società. Il panorama della Psichiatria sta cambiando, perché, da un lato, come tutte le altre branche della medicina vede un aumento dei costi di gestione, sia per quanto riguarda l'assistenza ospedaliera, che quella territoriale, dall'altra, si trova a dover far fronte ad una richiesta maggiore da parte dell'utenza, per una maggiore coscienza del diritto alla salute e delle patologie psichiatriche. Le diagnosi dei disturbi dell'umore sono, infatti, aumentate, in quanto sono sempre più numerosi i pazienti che riconoscono la propria malattia e ricorrono allo psichiatra. In un momento di generale restrizione della spesa pubblica e di risorse ben definite, anche la Psichiatria attraversa una fase di razionalizzazione delle strutture e di attivazione di nuovi modelli di assistenza più efficienti e più adatti alle esigenze crescenti della popolazione. Non potendo più prescindere da parametri economici, anche nel nostro Paese si incomincia a valutare e a confrontare, da un lato, i costi delle patologie e del loro non trattamento, dall'altro, i costi di un intervento terapeutico adeguato. In altri Paesi esistono già dati concreti su cui basarsi. Negli Stati Uniti, i costi associati alla depressione si aggirano sui 40 miliardi di dollari, dei quali il 70% circa imputabili a costi indiretti e aumentato rischio di mortalità (Greenberg et al. 1993). La spesa per paziente depresso è calcolata in circa 1500 dollari all'anno. I costi associati ai disturbi d'ansia superano abbondantemente i 40 miliardi di dollari (dati 1990), poco meno di un terzo delle spese per la salute mentale. Di questi l'87% sono imputabili a costi diretti (trattamento psichiatrico, non psichiatrico e farmacologico) e il 13% a costi indiretti (perdita di lavoro e aumento di rischio di mortalità). In Italia mancano ancora dati precisi, ma, come ha sottolineato il professor Emilio Sacchetti, direttore della Clinica psichiatrica dell'Università di Brescia - nel corso di un recente convegno svoltosi a Roma - in attesa delle cifre, non è, comunque, difficile intuire le dimensioni dell'impatto economico dei disturbi d'ansia e dell'umore, nonostante le differenze del tipo di gestione assistenziale del malato psichiatrico, da noi maggiormente proiettata sul territorio. Queste patologie incidono pesantemente sulla qualità di vita del paziente e sulla sua vita familiare e lavorativa e i costi indiretti, sono decisamente prevalenti rispetto a quelli diretti. L'impatto a livello occupazionale è pesante, dato che la depressione sta ai primi posti tra le patologie mediche e chirurgiche come causa di perdita di giorni lavorativi, sia in termini di durata media delle assenze, sia in termini di frequenza di ricadute. Anche nelle fasi sintomatiche o con sintomatologia lieve, il rendimento è comunque minore e il lavoro risulta dequalificato, limitando l'individuo nelle sue possibilità di fare carriera. Altri importanti costi indiretti sono quelli legati alla mortalità anticipata e al rischio di suicidio, che nei depressi è aumentato del 10-15%. Il rischio di mortalità anticipata è 3-4 volte superiore nei depressi, e sono ormai molti gli studi che confermano questa influenza negativa della depressione soprattutto sui pazienti affetti da patologia cardiovascolare, ipertensione, diabete e tumori. L'infartuato depresso va incontro più facilmente a decesso non solo nella fase acuta, ma anche nei mesi successivi. Queste considerazioni spiegano il perché nella depressione i costi indiretti rappresentano il 70% dell'onere economico della malattia, mentre i costi diretti legati alle terapie farmacologiche, psicoterapiche e ai ricoveri rappresentano il 30%, ha commentato il professor Sacchetti. Per quanto riguarda l'ansia, invece, i costi diretti hanno un peso maggiore di quelli indiretti, in quanto l'ansia incide meno sull'attività lavorativa dell'individuo e comporta un minor rischio di mortalità anticipata. Quanto ai costi diretti, quelli legati ai farmaci, sono veramente esigui e non raggiungono il 3-5%, mentre la quota prevalente è imputabile alle visite mediche specialistiche e non e ai ricoveri. I pazienti ansiosi e depressi non utilizzano, infatti, solo i servizi specialistici, ma sono tra i maggiori utilizzatori di visite al medico generico, di esami di laboratorio e di visite a specialisti diversi dallo psichiatra e hanno in media degenze ospedaliere più lunghe. Ciò significa che a parità di patologia organica, un paziente depresso o affetto da disturbi d'ansia consuma più risorse. Da queste considerazioni emerge il fatto che il trattamento corretto di queste patologie può tradursi in un risparmio consistente per il sistema sanitario e per la società.