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A colloquio con il prof. Giampiero Carosi, direttore della Clinica delle malattie infettive dell'Università di Brescia |
dal GIORNALE di BRESCIA DEL 16 Gennaio 2001
"L'organismo umano non respinge i prioni"
"Esistono molti indizi, ma non c'è alcuna evidenza scientifica che abbia dimostrato un nesso sicuro tra l'encefalopatia spongiforme bovina e la variante del morbo di Creutzfeldt Jacob che colpisce le persone. Eppure, gli indizi sono così consistenti da far ritenere che la variante del morbo che infetta le persone sia strettamente collegata alla malattia delle mucche". Il prof. Giampiero Carosi, direttore della Clinica delle malattie infettive e tropicali dell'Università degli Studi di Brescia, con sede al Civile, e membro della commissione nazionale Aids e malattie emergenti (tra le quali la variante della Creutzfeldt, appunto), spiega i motivi che debbano far ritenere fondati i sospetti della trasmissibilità dalla carne animale all'uomo di una malattia poco conosciuta fino a qualche anno fa ed ora emergente. Pur evidenziandone i "lati comuni" e, quindi, a non sottovalutare il problema, il prof. Carosi invita, però, a non sovradimensionarlo, sottolineando che - prima che si evidenziasse l'analogia tra la encefalopatia spongiforme bovina e la variante della Creutzfeldt Jacob, si registrava un caso di morte umana su un milione di persone per Creutzfeldt Jacob. Dopo aver evidenziato le analogie, la statistica non ha subito variazioni e, per le persone con età inferiore ai 45 anni, si registra un caso di morte ogni dieci milioni. Come è possibile che una malattia venga trasmessa da una specie inferiore - qual è quella delle mucche - ad una superiore, quella umana? "In realtà, nella variante della Creutzfeldt negli esseri umani non si creano anticorpi che combattono i prioni, gli agenti patogeni della malattia causa anche dell'enecefalopatite negli animali. I prioni, infatti, sono solo proteine e non virus e, dunque, la mutazione nel gene delle proteine ha potuto passare di specie senza che l'organismo si allertasse a respingerla, come accade quando si tratta della presenza di un virus per il quale l'immunità di specie è specifica. Dunque - continua Carosi - la barriera di specie è stata saltata nel caso della mutazione del gene che codifica la proteina prione e che ha subito una trasformazione. C'è da dire, comunque, che la variante della Creutzfeldt Jacob, presumibilmente causata dall'assunzione di carne di animali infetti, colpisce solo un numero ristretto di individui che hanno un assetto genetico ben definito. L'enorme difficoltà ad attecchire, infatti, è dimostrata dal fatto che i casi di Bse sono centinaia di migliaia, mentre quelli della variante del morbo di Creutzfeldt sono meno di cento negli esseri umani". La variante di Creutzfeldt Jacob, a differenza della Creutzfeldt, colpisce persone giovani. Si manifesta, dapprima, con problemi di tipo psichiatrico come depressione, ansia e psicosi. Seguono sintomi di tipo neurologico e di deambulazione come la perdita dell'equilibrio. "Quando si tratta di persone anziane, la diagnosi non è semplice perchè spesso la malattia viene confusa con l'Alzheimer, il morbo che più le assomiglia. In ogni caso, i test più affidabili possono essere effettuati solo sui tessuti cerebrali dei malati deceduti: in base alle caratteristiche biochimiche dei prioni è possibile stabilire se si tratta di Creutzfeldt Jacob o della sua variante. Anna Della Moretta