FUMAGALLI,COMMISSARIARE REGIONI SENZA ASSISTENZA
(ANSA) - ROMA, 12 GEN - Il governo dovrebbe commissariare le regioni che non realizzeranno i dipartimenti di salute mentale: la linea dura nei confronti degli istituzioni inadempienti per l'assistenza ai malati mentali è sostenuta dal sottosegretario alla Sanità, Ombretta Fumagalli Carulli, che ha anche annunciato la convocazione mensile di un tavolo di lavoro. Nel concludere i lavori della prima conferenza sulla salute mentale, Fumagalli ha assicurato un nuovo impegno delle istituzioni a partire dalla creazione di un "gruppo di lavoro interministeriale" tra Sanità, Affari Sociali, Giustizia e Pubblica Istruzione per la rapida attuazione di tutti i provvedimenti, legislativi e amministrativi, e per il raccordo permanente con regioni ed Enti Locali.
Fumagalli confermando gli impegni già presi dal ministro della Sanità, Umberto Veronesi, ha indicato la necessità di assicurare la continuità di cura per i pazienti gravi con una rete di servizi ed interventi integrati che coinvolga il servizio sanitario nazionale, gli enti locali, il volontariato e l'associazionismo delle famiglie.
DISTURBI MENTALI DALLE NUOVE DROGHE
(Corriere della Sera del 12 gennaio 2001) ROMA - Non sono la causa scatenante, ma fra le compagne più assidue dei giovani con gravi problemi mentali ci sono anche le nuove droghe sintetiche da discoteca. Nei servizi di diagnosi e cura, dove arrivano i pazienti in fase acuta, aggrediti da crisi tremende, aumentano i ragazzi che hanno consumato queste sostanze riportandone gravi danni neurologici e psichici. &laqno;Abbiamo visto molti casi di giovani gravemente colpiti - dice Mario Maj, presidente della società italiana di psichiatria - da farmaci dal potenziale distruttivo spaventoso. Anche su questo gli operatori devono aggiornarsi, per capire, per distinguere». Ernesto Muggia, presidente di Unasam, l'unione nazionale delle associazioni per la salute mentale, non è meno allarmato: &laqno;Molte droghe possono essere tra i fattori che fanno precipitare una situazione in bilico, funzionano da attivatori di patologie psichiatriche determinando crisi acute, e ciò vale per la cocaina come per l'ecstasy e la ketamina. Ma parliamo di soggetti predisposti». I giovani e i bambini sono stati al centro della seconda giornata della Conferenza nazionale sulla salute mentale. Muggia non ha dubbi. Dice che se potesse esprimere un desiderio e vederlo realizzato subito, rivolgerebbe il pensiero a quei 6 mila tra i 18 e i 24 anni che ogni anno vengono presi in ostaggio da schizofrenia e psicosi gravi. Gli interventi assistenziali, secondo le associazioni dei familiari, fanno pena non solo a livello di tempestività ma di appropriatezza. La diagnosi arriva con due anni di ritardo, i servizi sono impreparati. Ma come fa un genitore ad accorgersi, a capire? &laqno;I segnali sono inconfondibili - risponde Muggia -. Si comincia con deliri: il professore mi controlla, mi hanno rubato la tesi di laurea, la televisione mi perseguita e così via». I familiari si vergognano, negheranno di avere un figlio malato di mente. I medici di base non capiscono. &laqno;Le prime crisi esplodono tra i 18 e i 20 anni. Sono la conclusione di un processo originato da situazioni gravemente stressanti. Un lutto, la perdita del lavoro, il servizio militare e perché no la scuola che va male». Giovani, ma anche giovanissimi tra i bersagli prediletti della pazzia, in tutte le sue sfumature. Se l'età scende, non va meglio. Allarmanti le indagini sull'età evolutiva, la più complessa. Secondo delle ricerche internazionali, 16-18 bambini su cento nell'arco della loro vita sviluppano qualche disturbo psicopatologico. Per 8 di loro su cento i problemi continueranno oltre i tre anni. Il pericolo numero uno è la depressione. La conferenza si chiude oggi a Roma fra la delusione degli operatori. &laqno;Doveva essere una conferenza di impegni - dice Massimo Cozza, coordinatore della Consulta nazionale per la salute mentale -. I veri problemi si sono persi per strada. Si è giocato anche sui dati». Si contesta, in particolare al ministro della Sanità Umberto Veronesi, di aver parlato di 10 milioni di ammalati, stima che include le patologie più lievi e di non aver concentrato l'attenzione sullo &laqno;zoccolo duro». &laqno;Ottomila malati gravi, che non collaborano, aggressivi, non rispettosi delle relazioni umane - ricorda il professor Pierluigi Scapicchio - e che hanno bisogno di interventi concreti attraverso i quali possano tornare a condurre una vita meno amara e dissestata. Curare a volte è più utile che guarire». Margherita De Bac
REATO LEGARE I PAZIENTI A LETTO
(ANSA) - ROMA, 12 GEN - Basta con l'abitudine, diffusa nella maggior parte dele strutture psichiatriche, di legare i pazienti al letto: lo chiede il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, Laimer Armuzzi secondo il quale questa pratica deve esser perseguita come un reato alla persona.
"Numerose volte chi ha disturbi o si trova in crisi acuta - ha spiegato durante la tavola rotonda di conclusione della prima conferenza nazionale sulla psichiatria - viene prelevato, non da personale specializzato come le forze dell'ordine, per poi venire sbattuto su un ambulanza, legato alla barella, trasportato in strutture di diagnosi e cura e legato di nuovo". In alcune strutture di diagnosi e cura, ha aggiunto Armuzzi, il contenimento del paziente, che tanto ricorda i vecchi manicomi, é stata addirittura reintrodotta in maniera strutturale ed è pratica quotidiana.
"Si tratta - ha aggiunto - di un comportamento che è assolutamente necessario sconfiggere e che dovrebbe essere trasformato in vero e proprio reato". Per Armuzzi, inoltre, questo tipo di pratica umilia sia i pazienti che gli operatori: "governo e regioni devono fare in modo che i diritti dei pazienti siamo rispettati".
Oggi, ha infine osservato il sindacalista che è anche operatore psichiatrico, la contenzione viene assecondata e giustificata anche da alcuni psichiatri, come fosse un aspetto inevitabile della terapia. "Ma questo non lo è e Basaglia - ha concluso - lo ha dimostrato". (ANSA).
SCONCERTANTE IMMAGINE MALATI IN TV
(ANSA) - ROMA, 11 GEN - È "sconcertante il modo in cui alcuni mezzi di comunicazione, in particolare il Tg1, hanno presentato il dramma della malattia mentale, dipingendo il malato di mente come violento, pericoloso e incurabile con la legge 180". Lo ha affermato il coordinatore della Consulta nazionale sulla salute mentale, Massimo Cozza.
Quella offerta dalla Tv, ha rilevato Cozza in una nota al termine della seconda giornata della Conferenza nazionale sulla salute mentale, è un'immagine che è "esattamente l'opposto di quanto giustamente affermato dal ministro della Sanità, Umberto Veronesi". Quest'ultimo ha individuato infatti come priorità "informare che la malattia mentale non è uno stigma, ma si può curare" ed ha inoltre definito la 180 una legge "straordinariamente avanzata". Cozza ha rilevato inoltre che, "al contrario di quanto affermato da alcuni familiari e da alcuni mezzi di comunicazione, le attuali norme consentono anche il trattamento sanitario obbligatorio. Il vero problema sono allora le risorse e la volontà di applicare la legge e il progetto obiettivo tutela della salute mentale".
L'attenzione dell'opinione pubblica, ha proseguito Cozza, è stata inoltre fuorviata dalla motivazione originaria della conferenza nazionale per la salute mentale: gli impegni delle istituzioni a fronte dei bisogni di tutela di salute mentale in primo luogo di circa 600 mila cittadini con disturbi psichiatrici gravi. "Nonostante gli impegni positivi da parte del Governo e delle Regioni, seppure da verificare nei fatti - ha concluso - la diffusione di dati eclatanti sul disagio psichico, peraltro estrapolati in maniera discutibile da uno studio scientificamente corretto ma limitato a circa duemila cittadini di Sesto Fiorentino, ha fuorviato l'attenzione dell' opinione pubblica".