![]() |
Il CRT di Rovedolo, commentato dal GdB |
dal GIORNALE di BRESCIA del 11 Gennaio 2001
A Rovedolo, tra Gardone e Marcheno, è in funzione da oltre un anno il Centro residenziale terapeutico dell'Unità operativa di psichiatria della Valtrompia
VALTROMPIA - Ne hanno discusso per quasi quattro mesi, si sono confrontati coinvolgendo i familiari, hanno interessato esperti di diversi settori ed alla fine hanno prodotto l'agile portfolio diffuso in 12mila copie tra i presidi psichiatrici di tutta Italia. Chiaramente simbolico il titolo, &laqno;Il chiaro del bosco», quella selva nella quale si confondono gli incroci della malattia mentale, ma che alla fine lascia intravedere il chiarore di un approdo. Autori della pubblicazione le trenta persone che frequentano il Centro diurno di Rovedolo, presidio dell'Unità operativa di psichiatria della Valtrompia, che si occupa della riabilitazione di chi soffre di disturbi mentali e si integra con il Centro residenziale terapeutico, 20 posti, che ha sede nella stessa struttura in riva al Mella (in tutto poco meno di 20 unità il personale sanitario). Rovedolo rappresenta uno dei due capisaldi della psichiatria in Valtrompia: con le sue due unità compone, insieme al Centro psico sociale di Concesio (che lavora in prevalenza ambulatorialmente), l'Unità operativa di psichiatria n. 20 dell'Asl di Brescia. Primario ne è il dott. Oreste Occhialini, che si avvale della collaborazione del dott. Fabio Lucchi, responsabile del Centro diurno di Rovedolo. Su due punti i sanitari sono assolutamente d'accordo: sulla forte identità della gente della Valtrompia, che riconosce in questo presidio un'area di sofferenza propria, da sostenere con uno slancio collettivo; e sulla forte integrazione tra il centro ed il tessuto sociale della zona, che consente di avviare numerose esperienze di integrazione lavorativa. Rovedolo è il risultato di un grosso sforzo finanziario, che forse non ha trovato una collocazione geografica ideale, ma che la comunanza di intenti degli operatori sta gradualmente legando al tessuto urbano. Il ponticello in legno che, molto più direttamente della strada che passa sotto l'orrido dell'ex Dolomite, lo collega al resto di Gardone, rappresenta il simbolo di questo sforzo di integrazione. L'impegno dell'Amministrazione comunale è andato anzi più in là, fino a realizzare tutt'intorno un parco con impianti sportivi, percorso-vita, bar e, prossimamente, anche nuovi locali ricavati da una cascina che sarà recuperata. Se in questa stagione Rovedolo, ribattezzato la Siberia gardonese, non trova certo molti frequentatori, con la primavera il comprensorio si rianima. Resta aperto il problema della gestione del centro sportivo, dato che il bando d'appalto è andato deserto. Ma c'è da ritenere che se le richieste economiche dell'Amministrazione diventeranno più ragionevoli e Gardone e la Comunità si faranno carico di una questione che riguarda tutta la Valtrompia, si troverà una soluzione. Magari anche ricorrendo agli stessi malati, per offrire loro una nuova possibilità di integrazione lavorativa. Già qualcosa è stato fatto. &laqno;Abbiamo diversi laboratori - spiega il dott. Occhialini - vari atelier che, insieme ai posti garantiti dalle aziende locali, consentono di offrire ai malati importanti strumenti di integrazione. Certo per una valle che conta centomila abitanti dobbiamo ammettere che si tratta di strutture limitate, che andrebbero potenziate. Se siamo in grado di offrire una risposta alle situazioni post-acute dopo la dimissione dall'ospedale, non abbiamo quelle preziose strutture che sono le comunità protette, in grado di seguire i pazienti stabilizzati, che non hanno una situazione familiare all'altezza del bisogno, col rischio di abbandoni e grave emarginazione». Intanto comunque il Centro cerca di dare tutte le risposte che può, attento ai bisogni ma insieme anche ai segnali di disponibilità che provengono dal territorio. Come nel caso del portfolio in questione, ideato in collaborazione con la dott. Benedetta Venturelli dell'Ufficio relazioni esterne dell'Ospedale civile di Brescia, dell'esperto di grafica e pubblicità dott. Gianluigi Tagliabue e del dott. Franco Ghigini, ricercatore dell'Arca. Graziano Guerini