Comunicato stampa di PD

 

PSICHIATRIA DEMOCRATICA

Psichiatria Democratica nel ribadire le proprie critiche all'impostazione di tipo convegnistico che si è inteso dare alla Conferenza Nazionale per la salute mentale ­ tanto da declinare l'invito a coordinare, con altri, alcune sessioni di lavoro ­ è qui per richiedere al Governo ed agli Enti locali di assumere precisi impegni che puntino allo sviluppo di pratiche territoriali che pongano al centro un nuovo e più incisivo protagonismo degli utenti ed al superamento di una psichiatria sterile ed autoreferenziale.

 

Ci aspettiamo, pertanto, che il Governo definisca:

 

1. I parametri nazionali di accreditamento per i Servizi e le strutture di Salute Mentale;

2. L'approvazione della legge sull'Amministratore di sostegno quale strumento operativo di tutela ed emancipazione del cittadino­utente, oltre che una scelta di civiltà;

3. La predisposizione di un percorso che porti al superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari;

4. Una sempre maggiore integrazione fra i Servizi sanitari e sociali, sostenuta da congrui stanziamenti economici, al fine di ridurre la medicalizzazione e favorire lo sviluppo di pratiche di inclusione sociale e di lotta a tutte le forme di disagio, di esclusione e di espulsione;

5. Lo sviluppo di nuove strategie economiche che puntino alla creazione di opportunità di lavoro dignitose e innovative.

 

Agli Enti locali chiediamo che:

a. tutte le Regioni recepiscano, attraverso atti deliberativi, il Progetto Obiettivo "Tutela della salute mentale 98/2000" riservando attenzione anche ai problemi dell'infanzia e dell'adolescenza;

b. ciascuna Regione impegni per la Salute Mentale almeno il 5% del fondo sanitario;

c. i Comuni riservino nei propri bilanci adeguati fondi per l'attivazione di alloggi sociali, cooperative integrate, imprese sociali, assegni di lavoro, Centri Diurni, etc. etc.

 

Psichiatria Democratica si adopererà perché questa Conferenza Nazionale non sia un'altra occasione perduta ­ una ulteriore passerella di personaggi più o meno illustri ­ ma serva a rilanciare una piattaforma unitaria tra i protagonisti reali del cambiamento: gli utenti, i familiari, le migliaia di operatori dei servizi pubblici e del privato sociale, i volontari, i medici di medicina generale e quanti, ogni giorno, si impegnano in prima persona per costruire occasioni di vita e di libertà, insieme a coloro che "non ce la fanno da soli".

Le migliaia di esperienze territoriali diffuse nel nostro Paese ci inducono a credere che sia oramai ineludibile il percorso di "dissoluzione della psichiatria" (intesa come sistema chiuso e tecnicistico). Tale cammino, però, trova ancora ostacoli nei proclami neobiologisti, nel trionfalismo farmacologico e nei sempre più massicci fenomeni di privatizzazione. Contro questo ritorno all'oscurantismo il primato delle pratiche di emancipazione è la risposta più adeguata ed efficace.

 

10 gennaio 2001

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