Lo psichiatra Giuseppe Fazzari sulla catena di delitti a Brescia

dal GIORNALE ID BRESCIA del 7 Gennaio 2001

Questi primi giorni neri dalla sottile linea rossa

Difficile trovare un comune denominatore per i tre delitti che hanno insanguinato la terra bresciana nei giorni scorsi. Ogni caso ha avuto moventi e dinamiche che non possono essere accomunati agli altri. Eppure, quando accade che una persona ne ammazza un'altra, subito si pensa che solo chi ha un disturbo mentale possa giungere a gesti tanto efferati. Abbiamo cercato di individuare la "vena di follia omicida" interpellando lo psichiatra Giuseppe Fazzari, primario della Seconda Unità operativa di Psichiatria del Dipartimento di salute mentale degli Spedali Civili. "In chi già soffre di disturbi dell'umore, l'uso e l'abuso di sostanze, come potrebbe essere l'alcool, non fa altro che aggravare la situazione e renderlo incapace di controllarsi, al punto di essere molto aggressivo nei confronti di altri", spiega Fazzari. E l'abuso di alcool, certo, si registra più facilmente in questo periodo dell'anno ed è strettamente correlato ad una certa idea di "far festa". "Depressione e, nello specifico, disturbi dell'umore, abbinati al consumo eccessivo di alcool hanno una comorbidità intorno al 50% - aggiunge lo psichiatra -. Interpretare a livello politico e strumentalizzare quanto è accaduto non ha alcun senso. Avrebbe senso, invece, se si partisse dal presupposto che chi ha ucciso soffre di qualche disturbo dell'umore legato ad un uso eccessivo di alcool o di altre sostanze, pensare ad interventi mirati da parte dei servizi psichiatrici sul territorio. Il problema non lo si risolve con interventi di polizia: che sia chiaro a tutti che chi sbaglia deve pagare, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, ma sia anche chiaro che la repressione non risolve alcunché. Quello che mi chiedo, osservando le statistiche - continua Fazzari - è come mai, delle decine di migliaia di stranieri che vivono nel Bresciano, pochissimi siano coloro che vengono seguiti dai servizi psichiatrici. A noi giungono solo i casi più gravi, quelli in trattamento sanitario obbligatorio. Ma se, tra la popolazione generale bresciana, l'1% viene curato dai diversi servizi psichiatrici sul territorio, perchè tra la popolazione di immigrati - che ha certo situazioni di sradicamento e di disagio ben più gravi di noi, tali da portare a disturbi dell'umore e a comportamenti sociali a rischio - nessuno si rivolge a tali servizi? In base alle loro condizioni di vita, tra gli stranieri la percentuale che avrebbe teoricamente bisogno delle nostre cure dovrebbe aggirarsi intorno al 5%. Ebbene, non vediamo nessuno. E, per quelli che vengono ricoverati in modo obbligatorio, spesso si devono aspettare giorni prima di poter fare una diagnosi accurata per la mancanza di un interprete". A questo proposito, Fazzari parla di un'ipotesi di lavoro, già in fase avanzata nell'ambito del Dipartimento, in base alla quale venga istituita una sezione per stranieri con problemi mentali nell'ambito del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Montichiari. Poi, abbandonando il discorso stranieri, Fazzari ha ricondotto la questione su terreni più nostri, sulla cultura della violenza dilagante assorbita avidamente dai bambini e dagli adolescenti. "Sembra che quello che conta sia l'emozione immediata: da qui all'uso e all'abuso di sostanze stupefacenti il passo è breve. Sono in aumento, infatti, i ragazzini che - soffrendo di disturbi dell'umore aggravati dall'uso di sostanze varie - non sono più in grado di controllarsi ed esercitano la loro aggressività sugli altri". Anna Della Moretta

 

HOME