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Gli operatori di Trieste non parteciperanno alla conferenza di Roma |
LETTERA APERTA del dr GIUSEPPE DELL'ACQUA - DIRETTORE DEL DSM DI TRIESTE
4 Gennaio 2001
Nel corso degli ultimi anni più volte e in diverse occasioni abbiamo pensato ad un momento di incontro nazionale promosso dal governo. Eravamo e siamo convinti che quanto accaduto in Italia nel campo della trasformazione delle grandi istituzioni della psichiatria meritasse un momento alto ed ufficiale di rappresentazione e di riflessione. Soprattutto dopo che per più di un decennio polemiche, conflitti di interessi, strumentalizzazioni politiche, sciagurate scelte amministrative ed economiche avevano accompagnato e ostacolato il difficile cammino della riforma. Riforma che malgrado tutto aveva prodotto cambiamenti evidenti di organizzazioni, di servizi, di cultura e di diritto delle persone affette da disturbo mentale. Più di ogni altra cosa è stato straordinario nel nostro Paese l'accesso finalmente concreto al diritto di cittadinanza per i malati di mente. Abbiamo accolto con soddisfazione il primo progetto obiettivo per la tutela della salute mentale. Sembrava, e così in effetti è stato, che si chiudesse un periodo di incertezze e di inutile quanto devastante conflittualità. Con ancora maggiore entusiasmo abbiamo partecipato alla fase finale del processo di chiusura degli ospedali psichiatrici. La posizione del governo in quella fase, per la prima volta autorevole e perentoria, è stata determinante. E' stato sufficiente definire un obiettivo chiaro e,come è giusto, collegarlo a meccanismi economici di finanziamento.
Con altrettanta soddisfazione abbiamo visto crescere l'idea del Dipartimento di Salute Mentale e lo sviluppo dei Servizi di Salute Mentale. Grandi movimenti di cittadini, di sindacati, di associazioni di pazienti e familiari hanno accompagnato e sostenuto lo sviluppo della riforma. E' esemplare la crescita del movimento dei familiari. E negli ultimi tempi tanti uomini e donne che hanno sperimentato o stanno vivendo l,esperienza della malattia mentale cominciano ad associarsi e a contare senza più nulla delegare. Oggi si registra la presenza nell,area della Salute Mentale di migliaia di cooperative sociali che rappresentano insieme alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici la cifra più evidente del modello italiano. Esperienze esemplari in tutte le regioni italiane si sono sviluppate dimostrando che, dovunque e comunque, è possibile realizzare percorsi semplici e sensati per l'emancipazione dei cittadini e per la promozione della salute mentale eppure le grandi potenzialità dei processi di cambiamento non hanno prodotto quanto era ed è lecito aspettarsi.Ancora ovunque si registrano situazioni di arretratezza, modalità stupide e violente di affrontamento del disturbo mentale. Ancora uomini e donne subiscono trattamenti violenti, lesivi prima di ogni altra cosa della loro stessa umana dignità. Ancora migliaia di cittadini bisognosi di cura, di essere accettati, di essere soltanto visti e apprezzati per quello che sono, si trovano abbandonati e perduti in sistemi di servizi tanto burocratici e sordi quanto distanti dai bisogni reali e della vita quotidiana delle persone.
Abbiamo creduto che finalmente proprio questo governo, superando le lottizzazioni e gli equilibrismi dei differenti "osservatori ministerialiche si sono succeduti accogliesse finalmente le aspirazioni di un popolo vasto e variegato che voleva vedere rappresentato e confermato quanto a fatica si è realizzato (e di cui tutti andiamo orgogliosi) e poter chiedere questa volta al di là di dispute accademiche e conflitti di lobby e di interessi che si stabilisse con onestà quanto ancora resta da fare e che oggi è possibile fare. Si può! non a caso è lo slogan della conferenza. Le associazioni dei familiari avevano voluto questa conferenza e pertanto sembrava logico che fossero queste associazioni e quante altre arricchiscono il panorama della salute mentale in Italia ad essere protagonisti. Le conferenze nazionali per le tossicodipendenze avevano rappresentato un modello nel proporre relazioni concrete tra i governi e i cittadini, i professionali, i servizi, i movimenti, le associazioni, le cooperative. Peraltro le ministre in quelle occasioni hanno partecipato a tutte le fasi dei lavori prendendo la parola soltanto per le conclusioni. Avevamo bisogno di qualcosa di simile ed è per questo che abbiamo contribuito con quanto di meglio avevamo a disposizione alle fasi preparatorie della conferenza. Il 10 di ottobre per Trieste è stato un giorno importante. Quella conferenza ci ha visto impegnati per un'intera giornata con una partecipazione ricca e appassionata.
Con amarezza e con rabbia oggi, 3 gennaio 2001, riceviamo il programma della Conferenza Nazionale che si terrà a Roma tra una settimana (!) che conferma le nostre più pessimistiche previsioni. Già negli ultimi mesi avevamo avvertito la farraginosità dell,organizzazione, i livelli troppo bassi di contrattazione, l,assenza totale di soggetti collettivi,di esperienze innovative,di testimonianze eccentriche. Avevamo in più occasioni avvertito l'inutilità di una conferenza che bene è stata definita dalla stessa associazione dei familiari (U.N.A.S.AM.) un convegno tecnico-scientifico e neppure di alto livello, aggiungiamo noi. Una conferenza che non è politica ed assomiglia di più ad uno dei tanti incontri di psichiatri che in Italia si tengono a settimane alterne. Siamo alla fine di una legislatura, alla vigilia di elezioni politiche che si annunciano difficili e importanti, nel pieno di una campagna elettorale quanto meno rissosa. E, difficile che un governo uscente possa seriamente assumere impegni. E tuttavia avrebbe certamente potuto realizzare un momento alto di rappresentazione per contribuire a consolidare quanto si è realizzato fin'ora; avrebbe potuto inventariare e registrare quanto resta da fare in continuità con i processi di cambiamento in corso. Avrebbe potuto sottolineare e discutere l'attuale inadeguatezza della funzione di indirizzo che esprime il Ministero nei confronti dei governi regionali sempre più forti e "indisciplinati; avrebbe potuto mettere in discussione il ruolo dei governi regionali e tentare di definire livelli omogenei di assistenza nel campo della salute mentale e modalità meno precarie di finanziamento. Avrebbe potuto quanto meno arrivare alla conferenza con un documento. Di fatto sono assenti dalla conferenza tutte quelle esperienze, e sono tante, che hanno prodotto e stanno sostenendo il cambiamento in Italia. Sono assenti le associazioni, le cooperative, i cittadini. Sono assenti le decine di migliaia di operatori, infermieri, medici, accompagnatori, psicologi, riabilitatori, educatori, maestri che nella banale quotidianità fanno la salute mentale in Italia. A tutt'oggi forse soltanto 1 su 20 dei cittadini a vario titolo coinvolti nel lavoro di salute mentale è al corrente della conferenza.
Se non comprendiamo l'assenza dalla conferenza di tante esperienze e di tante migliaia di protagonisti ancora meno comprendiamo la presenza di più o meno illustri invitati. Credo sia chiaro quello che pensiamo: una buona occasione è andata perduta e speriamo che tutto accada senza produrre danni ulteriori.