Affetti da disagio psichico diventano restauratori in cascina e commercianti di bottega

Psicosi battuta sull'aia

Sedici famiglie ringraziano il Centro psicosociale

DAL GIORNALE DI BRESCIA del 9 Novembre 2000

Il recupero d'una cascina per uscire dal buio dei problemi mentali

"...Nel confronto tra noi genitori e parenti, siamo rimasti stupiti per i miglioramenti raggiunti dai nostri ragazzi: il vederli alle prese con carta, colla e cassetti, cornici, specchi, mobili di valore, libri, oggetti antichi e non di ogni genere, è davvero emozionante. Questi nostri ragazzi, precedentemente amorfi e solitari, inseriti in un gruppo, che collaborano, parlano e sorridono, è veramente incredibile per noi famigliari che abbiamo vissuto la precedente realtà della malattia senza speranza...". Sono le sedici madri e i sedici padri di Quinzano, Dello, Orzinuovi, Mairano, Lograto, di quei paesi da cui provengono le sedici persone, tra i 25 e i 40 anni, affette da psicosi. Non abbiamo titolo né compito di descrivere una psicosi. Basterà dire che una giovane o un uomo colpito da psicosi diventa prigioniero di un mondo di voci inesistenti, ossessioni acuminate e angosce invalicabili, che lo piegano ai piedi di una pianta e lo costringono a una simbiosi con il mondo vegetale. I sedici sono rinati. Abbiamo ricostruito una giornata del loro rinascimento. Il miracolo laico si compie grazie a un metodo scientifico e a un'organizzazione altruista. Alle 7, Giuseppe, Francesco e Maria si alzano nelle loro case dei paesi d'origine, raggiungono la cascina Gavazza, tra Orzinuovi e Ovanengo, leggermente appartata, quanto basta per una crescita non disturbata dell'esperimento che, ormai, è vita ordinaria. La cascina è stata imprestata dalla munifica sensibilità di un imprenditore di Orzinuovi. Qui, il gruppo dei sedici si divide: qualcuno diventa artigiano, qualcuno commerciante, qualcuno raccoglitore. La strategia di reinserimento sociale si è imperniata su un mestiere artigianale, sull'antica manualità creativa. La malattia psichica, pensa la squadra del dott. Graziano Valent al Centro psicosociale di Orzinuovi, insieme agli operatori della Cooperativa La Nuvola, riporta lividi e subisce fratture incomponibili se viene attaccata sul fronte della fantasia e della manualità congiunte: il cervello ritrova baricentri persi, seguendo gli allineamenti della pialla, l'odore dei mastici sui legni nobili, le curve essenziali delle credenze lombarde. La cascina è diventata anche un centro di restauro. Intanto altri, a bordo di un camioncino, girano per i paesi, salgono nei solai, scendono dalle scale con tavoli, sedie e cornici. Un gruppo, a turno, sistema i lavori di restauro in un negozio del centro storico di Orzinuovi, in via Zanardelli. Passi e vedi quadri, panche ed ex arnesi oggi oggetti da salotto. La dinosaura macchina da scrivere brilla in un angolo e un quadro di Stagnoli, amico di questa storia, è ambìto da molti. A mezzogiorno si mangia insieme, si riuniscono i commercianti, gli artigiani e i raccoglitori. Accanto agli operatori si scambiano esperienze, perdono tremori, le fobie vengono soffocate allo stesso modo in cui il tarlo è scoperto, pugnalato e intappato nel suo buchetto senza sangue. La sera, ora, arriva presto. Dodici dei nostri sedici amici, tornano nelle loro case. Quattro, ancora più liberi nella mente e nel corpo, ormai, dormono in appartamento: cucinano, conversano, si svegliano insieme. In quelle sedici case di allora, mutismi, sguardi fissi nel vuoto, movimenti incessanti e inquietanti, hanno lasciato posto al sentimento del ritorno e della tavola. "...A nostro avviso - spiegano le sedici madri e i sedici padri - questo costante "rapporto - aiuto" ha dato notevoli benefici e ha permesso a tutti di vedere i progressi fatti e gli sforzi compiuti. Questo progetto di Comunità ci fa sentire la necessità di ringraziare tutti coloro che si stanno impegnando per realizzarlo, perchè ci sono ancora tanti dei nostri ragazzi che hanno bisogno e molti di noi da tempo sono in attesa di vedere i loro figli o fratelli finalmente inseriti in una realtà di vita adatta a loro, dove già hanno rapporti di fiducia con i nostri validi operatori che da anni li curano". Soltanto alcune stagioni fa, molte di queste persone sarebbero finite in corsia, secondo il calendario di un calvario estenuante, un mese a casa, un mese in manicomio, un mese in clinica, ripetuti tante volte quante bastavano per raggiungere l'età della casa di riposo. Una vita di torture per il paziente, per le madri, i padri, gli affetti circostanti. I nostri bellissimi sedici della pianura, ora, tornano a casa, tornano al lavoro, tornano a vivere. Un esperimento, certamente. Nessuno, da solo, batte il disagio psichico. C'è una nuova presa di coscienza nelle amministrazioni pubbliche e private, capitale e società producono solidarietà, non soltanto pietà ferme, ma pietà che spingono verso luoghi e momenti di normalità quotidiane. "Ho visto mio figlio sorridere dopo dodici anni di viso fermo. Il cuore mi è scoppiato dalla felicità. Era come vedere mio padre ritornare dalla tomba...". È il commento di una giovane madre. Vorrebbe abbracciare, dice, la mente del dott. Valent, della sua squadra, di quelli della cooperativa. Con lei sono d'accordo tutte le altre madri di Quinzano, Mairano e degli altri paesi. C'è forse un paese al mondo immune da tali assalti? Ce n'erano tanti fino a quando scienza e comunità hanno deciso di scoprirli. Soprattutto, la madre, ci tiene a ripetere agli altri, a chi non vede sorridere il prorio caro da anni, ci tiene a dire che ci sono intorno, da qualche parte, una cascina e una pialla, un negozio e un solaio. Si possono replicare. Lì si rifugiano e in parte si liberano, le anime prigioniere di un male sempre meno oscuro. Tonino Zana

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