A colloquio con il dott. Zanetti, primario dell'Unità operativa dell'Irccs-Fatebenefratelli

"Cronos" contro l'Alzheimer

 

 

dal GIORNALE DI BRESCIA, 6 Novembre 2000

 

Dal 20 settembre già 80 pazienti valutati nell'ambito del progetto

 

  

"Il progetto "Cronos" cambia radicalmente le prospettive di cura dei malati di Alzheimer". Lo sostiene Orazio Zanetti, primario dell'Unità operativa di Alzheimer dell'Irccs-Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli, unico Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) che si occupa specificatamente della malattia di Alzheimer. Perchè un cambio di prospettiva? "Innanzitutto - spiega il dott. Zanetti - il progetto Cronos voluto dal Ministero della sanità indica, nella sola Lombardia, 80 centri di riferimento, le cosiddette Unità di valutazione Alzheimer, alle quali i malati possono essere inviati dai medici di medicina generale". "La nostra, in realtà - prosegue il dott. Zanetti - è sempre stata una regione all'avanguardia nella cura della malattia che colpisce un'alta percentuale di ultrasessantacinquenni: il Piano Alzheimer regionale prevedeva dieci centri di riferimento - tra i quali il nostro - e, cosa altrettanto importante, individuava nuclei Alzheimer in 60 Rsa (residenze sanitario-assistenziali), in grado di assistere 1200 pazienti con gravi problemi e che diventavano un peso insostenibile per le famiglie". Dunque, grazie al "progetto Cronos", in Lombardia i Centri di riferimento per la valutazione del problema e la diagnosi - e per la somministrazione gratuita di due farmaci offerti per quattro mesi dalle Case farmaceutiche e, in seguito, a carico del Servizio sanitario nazionale - sono 80, dieci dei quali nel Bresciano. Iniziata la terapia, il malato verrà valutato dopo un mese e dopo quattro mesi. A quel punto, se l'Uva giudicherà che il farmaco sta funzionando, il prodotto potrà essere prescritto dal medico di famiglia e acquistato in qualsiasi farmacia: il paziente, che godrà dell'esenzione per patologia cronica, pagherà solo mille lire per confezione. Le Uva sono state identificate nell'ambito delle tre discipline coinvolte nella diagnosi e nella cura della malattia: la neurologia, la geriatria e la psichiatria. Alle Uva spetta, appunto, il compito di valutare, attraverso criteri di diagnosi internazionali, quali malati possono rientrare nella sperimentazione dei farmaci che vengono somministrati gratuitamente ma solo a coloro che sono agli inizi della malattia, altrimenti la loro efficacia sarebbe comunque nulla. "Più che un progetto di ricerca vera e propria - sottolinea Zanetti - si tratta di una distribuzione controllata dei farmaci. Nell'ambito di questa distribuzione gli specialisti hanno la possibilità di visitare i pazienti e fare una corretta diagnosi: non esiste in altri Paesi europei una rete così fitta di punti di riferimento come sul territorio italiano". "Prima - continua il primario dell'Unità operativa di Alzheimer dell'Irccs-Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli - c'erano centri di riferimento diagnostico, ma erano comunque pochi rispetto all'avanzare della malattia. E, quel che più conta, è che Cronos sottolinea che esiste un trattamento per la malattia: i farmaci che prescriviamo presentano certo dei limiti, perchè non sono in grado di restituire la memoria perduta, però sono in grado di rallentare la progressione della malattia nel 50% dei pazienti sottoposti a trattamento". "Bisogna inoltre - aggiunge ancora il dott. Orazio Zanetti - analizzare un altro dato molto rilevante, ed è che l'80% dei malati di Alzheimer vive a casa insieme alla famiglia. Il dramma maggiore dei famigliari di fronte ad un congiunto con l'Alzheimer non è tanto la perdita della memoria in sè, ma è quel senso di apatia e di estraneità alla vita che caratterizza molti malati; ebbene, i farmaci hanno una rilevante efficacia su questo disturbo del comportamento, restituendo una certa vitalità ai pazienti". All'Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli, l'unico con un reparto dedicato all'Alzheimer fin dai tempi dei Piani regionali che istituirono centri di riferimento sul territorio, dal 20 settembre ad oggi nell'Unità di valutazione Alzheimer si sono presentati 80 pazienti inviati dai loro medici di medicina generale ed una sessantina sono già in lista di attesa. A questi - come ha spiegato Zanetti - si devono aggiungere altri 40 pazienti alla settimana che vengono seguiti in reparto e altrettanti in ambulatorio. Le "nuove entrate" rappresentano il 40% dei casi. Anna Della Moretta

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