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La crescente stigmatizzazione dei malati di menteMatti da... slegare A Brescia il progetto &laqno;Apri le porte» |
GIORNALE DI BRESCIA Lunedì 23 ottobre 2000
Negli ultimi decenni la stigmatizzazione e l'intolleranza verso le diversità sono diventate un fenomeno sempre più presente, e in particolare verso la diversità che può derivare da una malattia mentale. Per le persone che soffrono di un disturbo mentale la stigmatizzazione è una dimensione della sofferenza che si aggiunge all'esperienza della malattia, che ritarda spesso il ricorso alle cure specialistiche, diventando così la fonte principale di un grave isolamento sociale, l'incapacità a trovare una casa o un lavoro, di comportamenti di abuso di alcool e di sostanze, di fenomeni di emarginazione e di una protratta marginalizzazione. Per tale motivo l'Associazione mondiale di psichiatria (Wpa) ha da alcuni anni intrapreso un programma internazionale volto alla riduzione dello stigma causato dalla malattia mentale. L'obiettivo di questo programma, ormai attivo in diversi paesi del mondo tra cui l'Austria, la Germania, la Spagna, la Grecia, l'Egitto, il Canada, la Gran Bretagna, l'Italia e l'India, è quello di contrapporsi e di prevenire la discriminazione delle persone che soffrono di un disturbo mentale, al fine di eliminare problemi specifici che causano sofferenza. Nel recente Congresso del Giubileo organizzato dalla Wpa, tenutosi a Parigi dal 26 al 30 giugno scorso, il tema della discriminazione ha costituito un momento di confronto importante tra le diverse esperienze che si stanno realizzando nel mondo nell'importante battaglia contro la stigmatizzazione del malato di mente I diversi contributi presentati durante il congresso si sono focalizzati sulla presentazione di esperienze concrete intraprese per migliorare la qualità di vita delle persone che soffrono di un disturbo mentale e dei loro familiari, come ad esempio aumentare lo sviluppo e l'utilizzo dei farmaci che controllano i sintomi, minimizzando gli effetti collaterali stigmatizzanti; programmare attività educative per la comunità mirate al cambiamento degli atteggiamenti; inserire programmi educativi contro lo stigma nella formazione degli insegnanti e degli operatori dell'assistenza alla salute; stimolare interventi psicoeducativi dei pazienti e dei familiari sui modi di convivere con la malattia. Per quanto riguarda la nostra città, anche Brescia è coinvolta nel programma internazionale della Wpa attraverso l'Irccs &laqno;Centro S. Giovanni di Dio» Fatebenefratelli, che è il referente italiano del progetto per l'Associazione mondiale di psichiatria. Nella nostra città è stata messa a punto una campagna anti-stigma &laqno;Apri le porte» in collaborazione con l'Associazione &laqno;Alleanza per la salute mentale», l'Associazione Laura Saiani e il Provveditorato agli Studi di Brescia. Fino a questo momento la campagna anti-stigma ha coinvolto alcuni gruppi target della popolazione: studenti di scuola media superiore, giornalisti, persone che soffrono di un disturbo mentale e loro familiari, aziende del territorio. Alcune recenti esperienze hanno infatti dimostrato come interventi di questo tipo siano molto più efficaci e meno costosi di interventi indifferenziati diffusi a pioggia su tutta la popolazione. Il problema della discriminazione che accompagna la malattia mentale costituisce anche a Brescia dunque una grossa sfida, soprattutto alla luce del fatto che oggi nella nostra città sono più di 3000 le persone affette da un disturbo psichico in carico al Dipartimento di salute mentale, di cui più di un terzo di età compresa fra i 18 e i 44 anni. È evidente quindi la rilevanza sociale di questo fenomeno, che potrebbe avere contorni meno oscuri se alla malattia vera e propria non si aggiungesse una &laqno;seconda malattia», costituita dalle reazioni dell'ambiente sociale che circonda le persone che soffrono di un disturbo mentale e le loro famiglie. Chiara Buizza