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dal GIORNALE DI BRESCIA 15 Ottobre 2000
All'Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli intervento della dott. Schulze dell'Università di Lipsia
Schizofrenia, isolamento peggio del male
La recente assegnazione del premio Nobel per la Medicina ha preso in considerazione il lavoro di tre scienziati che hanno studiato il funzionamento del cervello. Studi dai quali emergono speranze concrete per individuare le cause di alcune gravi patologie, tra queste l'Alzheimer che colpisce persone in età avanzata e la schizofrenia, che miete vittime anche tra le nuove generazioni. Ma la schizofrenia non è solo una grave malattia psichiatrica, è anche una situazione che coinvolge malati e famiglie in un &laqno;circo» di umiliazioni, di sofferenza e di disagio che sembrano non finire mai. Di questo si è parlato nei giorni scorsi nella sede dell'Istituto &laqno;Sacro Cuore» Fatebenefratelli di via Pilastroni, nell'ambito dell'iniziativa promossa dal Dipartimento di Psichiatria dell'Irccs avente per tema &laqno;La percezione dello stigma da parte delle persone che soffrono di schizofrenia e dei loro familiari» alla quale ha partecipato Beate Schulze, direttore del Dipartimento di Psichiatria dell'Università di Lipsia. &laqno;L'esperienza della schizofrenia non si limita a sintomi psicotici e negativi, ma è accompagnata dalla seconda malattia: le reazioni dell'ambiente sociale, lo stigma che circonda il disturbo. La diagnosi di schizofrenia distingue dalla popolazione generale chi soffre della malattia e li associa a caratteristiche negative: sono identificati come imprevedibili, aggressivi, pericolosi, irragionevoli, poco intelligenti, privi di autocontrollo e temibili - sostiene Beate Schulze -. Questi stereotipi condizionano le situazioni di interazione e, di conseguenza, chi soffre di schizofrenia è spesso rifiutato e sottovalutato nel proprio ambiente. Gran parte della popolazione generale si rifiuterebbe di instaurare rapporti sociali con una persona affetta da schizofrenia, come ad esempio condividere un appartamento, raccomandare per un posto di lavoro o affidarle i propri figli». Dunque, la stigmatizzazione è una dimensione della sofferenza che si aggiunge all'esperienza della malattia, porta all'isolamento sociale e alla discriminazione e ritarda il ricorso all'assistenza medica. Da una ricerca condotta da un gruppo di studio tedesco, e presentata all'Istituto Fatebenefratelli dalla docente di Lipsia, è emerso un dato allarmante: &laqno;L'esclusione dei malati non avviene solo nel caso di rapporti sociali con amici, parenti e vicini, ma anche nel contatto con operatori della salute mentale, che risulta essere la seconda forma di stigmatizzazione più frequentemente descritta nell'area dei rapporti interpersonali. In questo caso, sono in particolare i famigliari a essere vittime del rifiuto, spesso basato sulla presupposizione che sono proprio i genitori i responsabili dell'insorgere della malattia. Nel loro rapporto con gli operatori della salute mentale, i pazienti si sentono stigmatizzati a causa della mancanza di interesse per la loro persona e per la storia del loro problema di salute mentale. Spesso sentono che i loro bisogni e le loro opinioni non sono presi sul serio. Questo succede in particolare quando i pazienti affetti da schizofrenia sono in cura per problemi somatici. In questi casi, la conoscenza della storia di un trattamento psichiatrico ha come risultato il fatto che i disturbi fisici lamentati sono presi meno seriamente o che i medici immediatamente prendono in considerazione l'idea di trasferire quei pazienti in una struttura psichiatrica. Altri fattori vissuto come stigmatizzazione sono gli effetti secondari della cura che porta i pazienti ad evitare contatti sociali perchè non sono più in grado di nascondere la malattia». a. d. m