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11 ottobre 2000 sul quotidiano IL PICCOLO

 

UNA RETE, SUL TERRITORIO,PER SUPERARE I PREGIUDIZI LEGATI ALLA MALATTIA MENTALE

A istituzioni e politici si chiedono l'impegno per la legge-quadro sull'assistenza e risorse per la prevenzione

 

"Quando ti ammali di un disturbo mentale inizi all'improvviso a scivolare su un piano inclinato. Se incontri una rete che ti trattiene, puoi tentare di ritrovare l'equilibrio, di risalire verso l'alto. Altrimenti precipiti". Ernesto MUGGIA, presidente del Unasam, l'Unione nazionale associazioni per la salute mentale, descrive così l'inferno possibile della malattia: un percorso che lui, fratello di una malata, ha sperimentato sulla propria pelle e che alla luce dei numeri assume una portata dirompente. "Oggi in Italia ­ dice ­ vi sono 600 mila malati gravi. E ogni anno si ammalano seimila giovani. Se ci fosse un circuito virtuoso ad accoglierli, la maggior parte di loro potrebbe guarire o comunque tornare a vivere. Ma questa rete di protezione non c'è, non per tutti". L'abbandono dei malati e delle famiglie, i cattivi trattamenti, i pregiudizi che ancora marchiano la sofferenza mentale. Questi i tempi al centro del terzo incontro preparatorio della Conferenza nazionale per la salute mentale (prevista per gennaio a Roma, e richiesta proprio dall'associazione dei familiari) ­ promosso a Trieste dal ministero della sanità, dalla Regione e dall'Azienda per i servizi sanitari ­ che ieri ha visto riuniti alla Direzione del Dipartimento di salute mentale, alla presenza del direttore generale del ministero, OLEARI, i rappresentanti delle famiglie, delle Aziende sanitarie, delle associazioni scientifiche, dei Comuni e dei sindacati. Qui non è discussione la legge 180 che ha aperto i manicomi. E lo ribadiscono i dati presentati da Mario MAY, dell'università di Napoli. Alla domanda "Il vostro parente dovrebbe stare in manicomio?", posta a oltre 700 familiari di malati, nel 75 per cento dei casi la risposta è infatti "no". Il problema sta invece in una rete sul territorio ancora insufficiente ("Ma non qui ­ sorride MUGGIA ­, Trieste da questo punto di vista è un faro di civiltà"). Al quesito "Ritenete che il malato pesi solo sulle spalle delle famiglie?", 76 intervistati su 100 rispondono infatti "sì". "I servizi sono carenti sia in quantità sia in qualità, gli operatori hanno una formazione antiquata e i Centri di salute mentale troppo spesso sono solo dispensari di farmaci", dice Anna Rosa ANDRETTA della Diapsigra (per la difesa degli ammalati psichici gravi). "La gravità dei problemi correlati alla tutela della salute mentale sono innegabili, in molte aree del Paese ­ spiega Franco ROTELLI, psichiatria, direttore generale dell'Ass, che ha concluso la giornata di studi ­ e ciò che si dovrebbe fare è già stato indicato con la condivisione del mondo scientifico e delle associazioni nel Progetto obiettivo salute mentale '98-200". Per affrontare in maniera efficace la situazione ­ questa la conclusione dell'incontro ­ saranno richieste dalla Conferenza nazionale, alcuni impegni precisi alle istituzioni e al mondo della politica: dalla normativa sull'amministrazione di sostegno, alla legge-quadro sull'assistenza, al superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. E oltre a nuovi meccanismi per sostenere le attività dei Dsm, si chiede l'avvio di campagne informative di prevenzione per superare il pregiudizio e raccontare ai ragazzi, nelle scuole, che cos'è la sofferenza mentale: come si può iniziare a stare male, com'è possibile venirne fuori.

Daniela GROSS

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